La guerra dei dazi (di Pietro Soldini)

Accordo sui dazi, per modo di dire, i dazi  erano l’ arma di Trump e se sono stati messi significa che Trump ha colpito. Quali erano le armi dell’ Europa???
Quelli che danno un giudizio positivo di questo accordo sostanzialmente, usano l’ argomento che si è evitato il peggio, come se l’allenatore di una squadra di calcio che ha perso 3 a 0 dicesse che è stata una fortuna, perché potevano fare molti altri goals.
Il giudizio così lusinghiero tradisce l’approccio perdente con il quale l’Europa ha affrontato la trattativa. Non la negoziazione di un buon accordo, ma accontentarsi di ridurre il danno.
La posizione espressa dalla Von Der Layen al cospetto di Trump, davanti ai giornalisti, è stata a dir poco “Fantozziana”. “Com’è buono lei” “Quant’è abile” ” Ha proprio ragione, ci punisca con i dazi e quant’altro, ce lo meritiamo”. Non può finire bene una trattativa che assume in partenza, il punto di vista di uno dei negoziatori, in questo caso di Trump, senza contestare in primo luogo le ragioni di fondo. Trump parla del disavanzo  commerciale, ma vediamo i numeri : c’ è un disavanzo  commerciale sulle merci di 213 miliardi, ma c’è un avanzo commerciale di 156 miliardi di servizi, oltre ad un avanzo commerciale di 52 miliardi di capitali. Quindi il disavanzo che fa gridare Trump contro l’ Europa “Parassita” sarebbe appena di 6 miliardi,  senza contare che oltre che acquistare  il debito pubblico americano, noi subiamo dall’America un dazio storico, non codificato inquanto tale, almeno da Bretton wood in poi, che riguarda lo scambio valutario in dollari. Quindi andava contestata la premessa prima ancora della proposta.
Non c’ è ancora un testo dell’accordo e quindi le cose sono tutt’altro che trasparenti, ma cerchiamo di capirci qualcosa da quello che ci raccontano.
Intanto è evidente che la Meloni non ha fatto da ponte fra Tramp e la UE, semmai ci sia stato un mediatore, sia per il percorso geo politico di questa trattativa, sia per i suoi contenuti e punti di caduta, non può che essere stato Starmer.
Seconda considerazione,  l’ UE si è presentata al tavolo della trattativa disarmata, avendo ceduto prima dell’ inizio del negoziato su due questioni strategiche che avrebbero pesato molto
sulla trattativa, il 5% di PIL per sostenere militarmente la Nato e l’impegno a non tassare le Big teck.
Infatti la parte più corposa dell’  accordo, oltre all’acquisto massiccio di armi americane, già concesso, per un ammontare stimato che va da 200 a 500 miliardi, riguarda 750 miliardi di acquisti di prodotti energetici ed il dirottamento di 600 miliardi d’investimenti dall’Europa all’America.
Si tratta di una mole di denaro tale da influenzare la crescita del PIL europeo e dei livelli occupazionali per i prossimi dieci anni.
Tutti gli economisti non potranno che confermare che il dirottamento di 600 miliardi d’investimenti nel prossimo triennio avranno un impatto disastroso sul PIL e sull’occupazione. Secondo una stima minimale e generica mediana, senza scomodare il moltiplicatore Kehinesiano, fra i settori d’investimento, potrebbe mangiarsi il 3% del PIL e 600.000 posti di lavoro, magari sottoforma di una ulteriore parcellizzazione e precarizzazione.
Anche rispetto ai dazi ci sono ancora molte cose non chiare, ad esempio quando si parla di tassi zero sui prodotti agricoli, che vuol dire che noi azzeriamo barriere e disincentivi su prodotti agricoli che non rispettano gli standards di qualità e quindi potremmo essere invasi da prodotti sofisticati, ogm ecc….? Sarebbe un disastro, la distruzione del nostro modello di salute alimentare ed ambientale, e sarebbe un suicidio delle nostre filiere d’ origine controllata. In sostanza cosa succederà con i dazi?
Sicuramente aumenteranno i prezzi, quindi aumenterà l’inflazione, si azzererà la crescita e soprattutto pagheranno i ceti meno abbienti.  Questo accadrà sia in Europa che in America, con una differenza di fondo, un conto sarà l’impatto che i dazi potranno avere sulle merci che noi esportiamo negli Stati Uniti, cioè olio extravergine d’oliva, parmigiano, alta moda, Ferrari, design italiano, prodotti di alta gamma per un segmento di mercato della medio-alta borghesia agiata d’America, un altro conto sarà l’impatto dei prezzi del gas che è un bene primario rivolto all’insieme delle attività produttive ed a tutte le famiglie e che si rifletterà sul prezzo tutti gli altri prodotti.
C’ è ancora qualcuno al governo che si giustifica dicendo che però, abbiamo scongiurato la guerra commerciale, no signori, la spirale prezzi inflazione, debiti sovrani, ribassi e sorpassi monetari, ci faranno ballare.
La guerra commerciale non è stata scongiurata, ma entra nel vivo.


Pietro Soldini

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