Caso Polonia, intervenga l’Europarlamento. È solo la punta dell’iceberg

Per la prima volta uno Stato membro dell’Ue dichiara che non esiste la supremazia dei Trattati europei sulla Costituzione. Succede in Polonia, dove il governo di destra del premier Morawiecki vorrebbe godere dei benefici dell’Unione europea, senza però accettarne i Trattati costitutivi. Non si tratta di un contrasto, tipo quello del ‘caso Taricco’, sui limiti del diritto eurounitario quando vengano toccate posizioni soggettive, che il giudice nazionale ritiene tutelate al livello della legislazione statale. Non si tratta, soprattutto, di una decisione politica come quella assunta dal Regno Unito con la Brexit: non vogliamo essere vincolati dal diritto eurounitario e perciò ce ne andiamo. Qui, al contrario, si ritiene di poter restare nell’Unione ma senza alcun vincolo riguardante i diritti fondamentali, come quello relativo all’indipendenza e imparzialità del giudice. 

Non per caso, la decisione del tribunale costituzionale polacco trova la sua ragione nel procedimento in corso davanti alla Core di giustizia europea. Un procedimento promosso dalla Commissione, con cui si chiede al giudice Ue di dichiarare contarie ai Trattati le riforme sulla giustizia introdotte dal governo e dal parlamento di Varsavia. 

Naturalmente arriva il repentino ed entusiastico plauso delle forze antieuropee, Meloni e Le Pen in testa. La decisione della Corte polacca, al di là del caso nazionale, rischia di diventare un collante pericoloso per tutti gli scontenti, i nazionalisti ed i fascisti. 

La Commissione ha reagito, si spera che il Parlamento europeo faccia altrettanto, senza esitazioni, facendo valere la sua legittimazione democratica. E ben farebbe il Parlamento europeo a fare altrettanto di fronte alla richiesta di dodici paesi membri di finanziare con i fondi comuni di bilancio un muro ‘modello Trump’ per fermare l’immigrazione. Occorre una vera alleanza tra tutti i cittadini sinceramente europeisti per fermare una deriva che potrebbe avere esiti catastrofici per il nostro futuro comune.

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