Parità di genere… nel 2081?

16 dicembre 2021

Qual è la situazione attuale dell’uguaglianza di genere nell’Unione europea? Sandra Pereira, europarlamentare del gruppo La Sinistra ha analizzato le politiche dell’UE tra il 2018 e il 2020 e conclude: “Le donne continuano ad essere le vittime principali delle diseguaglianze esistenti, del divario di genere nei salari, della povertà e del lavoro precario. Gli stati membri e l’Unione europea hanno costantemente fallito nella loro responsabilità di adempiere, rispettare e proteggere i diritti umani delle donne”.

Secondo l’Istituto europeo per la parità di genere, l’Unione europea ha bisogno di almeno sessant’anni per raggiungere l’obiettivo della piena Uguaglianza di Genere. È tempo di adottare regole più forti: c’è bisogno di una legislazione sull’uguaglianza per colmare le lacune, combattere la discriminazione e promuovere ulteriormente i diritti delle donne nella vita di tutti i giorni. Per Pereira l’indipendenza economica è cruciale per l’emancipazione delle donne e per il raggiungimento di una partecipazione paritaria nella società. “Non sottovalutiamo la connessione tra le diseguaglianze esistenti e le politiche neoliberali imposte dall’UE, che hanno causato una crescente disoccupazione, una deregolamentazione del mercato del lavoro e dell’orario di lavoro, una crescente precarietà e salari bassi, che colpiscono in particolare le donne. In modo simile, i tagli nei servizi pubblici, soprattutto nella sanità, nell’istruzione e nel welfare, hanno aggravato ulteriormente le molteplici forme di discriminazione e di diseguaglianza che le donne affrontano”, dice Pereira in un suo intervento al Parlamento europeo, esprimendo la sua solidarietà alle organizzazioni delle donne, che combattono ogni giorno per fare in modo che l’uguaglianza diventi una realtà di diritto e di fatto.

In altre parole: non basta difendere la conciliazione della vita personale, familiare e professionale, se i diritti delle lavoratrici non sono rispettati, se l’orario di lavoro non è affatto regolamentato e se i salari non sono sufficienti a vivere in modo dignitoso. Non basta difendere il diritto alla salute (e i diritti sessuali e riproduttivi, un settore in cui ci sono stati passi indietro in diversi paesi membri), se non ci sono servizi pubblici gratuiti e di ottima qualità. Non basta difendere il diritto ad un’istruzione completa, in grado di combattere gli stereotipi, se le scuole pubbliche non hanno le condizioni per tale responsabilità e se mancano di risorse tecniche ed umane. Non basta difendere la lotta alla violenza contro le donne, se non ci sono delle immediate risposte sociali, che consentano alle donne di liberarsi dall’oppressione di cui soffrono.

Non basta chiedere pari opportunità e parità di accesso alla carriera, se non ci sono strutture pubbliche che si prendano cura dei bambini (come gli asili), degli anziani e dei disabili.

La relazione dell’europarlamentare Sandra Pereira è stata adottata dal Parlamento europeo con una larga maggioranza, con il voto contrario dei deputati conservatori e nazionalisti dell’estrema destra.

Traduzione di Giuseppe Liguori dal sito dell’Eurogruppo The Left

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