European Forum nel segno della solidarietà e della sovranità popolare

Si è conclusa la 5° edizione del European Forum delle forze politiche di sinistra, ecologista e progressista, in un contesto in cui la cooperazione sembra essere – secondo la stessa dichiarazione finale – “più necessaria del solito”.

Nella perdurante crisi pandemica, è evidente come anche quest’emergenza sanitaria abbia polarizzato la contrazione di diritti e l’inasprimento di diseguaglianze socio-economiche, a vantaggio di speculazioni predatorie.

Il recente aumento dei prezzi essenziali è in controtendenza rispetto alla riduzione dei livelli salariali e in generale dell’occupazione, tanto da rinfoltire le schiere di lavoranti poveri e sempre più precari.

A farne le spese sono sempre le categorie più fragili e meno tutelate, come i migranti, oppure le donne, in un sistema che compromette fortemente anche l’ambiente e la sua biodiversità.

Eppure, mentre la destra continua a proporre modelli neoliberisti di privatizzazione e smantellamento dei servizi pubblici; nonostante la caduta del rigoroso tabù fiscale sui parametri di Maastricht, un modello alternativo di sviluppo equo e sostenibile stenta ancora a radicarsi e a trovare consenso.

Al contrario infatti, cresce la deriva identitaria e la rimonta dei nazionalismi in molti paesi dell’Europa centro-orientale e non solo, dove governi autoritari sperimentano quei modelli di ‘democrazie illiberali’, evidenti sul piano della repressione delle libertà individuali e collettive, dei diritti civili e della persecuzione di minoranze.

Per fronteggiare le recrudescenze neofasciste di carattere patriarcale o razzista, si fa dunque  appello a fronti popolari ampi, di forze politiche, associative e sindacali, che sappiano difendere i diritti acquisiti, rispondendo con la solidarietà alle insicurezze sociali, spesso principale pretesto per il dilagare di simili organizzazioni.

La centralità di un nuovo ruolo pro-attivo dello stato nell’economia, mediante la regolazione, così come con investimenti per la transizione energetica, tesa a garantire anche un’autosufficienza alimentare e industriale a livello europeo sembra raggiungibile solo ripartendo da posti di lavoro dignitosi, come fulcro dell’integrazione europea.

Altrettanto dirimente è dunque il sistema di tassazione, orientato secondo le conclusioni del forum a sostegno dello sviluppo sociale ed ecologico.

Proprio la lotta per la giustizia fiscale ha mostrato maggior eco transnazionale, in un’economia fortemente integrata, dove la concentrazione di patrimoni nelle mani di pochi richiede una risposta globale, per incidere sull’evasione fiscale delle multinazionali e delle grandi corporazioni finanziarie.

L’intento principale è quello di evidenziare le contraddizioni del capitalismo, rigeneratore solo di crisi per la sua stessa auto-conservazione sistemica, mentre stiamo entrando in una decade decisiva alla sostenibilità del pianeta.

Pertanto urge secondo le conclusioni del Forum Europeo un cambio di paradigma di produzione, consumo e mobilità, ambiti di maggiore impatto e più significativi nella quotidianità, cominciando da una giusta transizione dei costi, a carico dei soggetti più abbienti.

Una simile visione è sintetizzabile in tre concetti: solidarietà, gestione democratica e articolazione territoriale in forma cooperativa, rimettendo così le persone e la prossimità al centro delle decisioni e delle azioni riguardanti l’ambiente.

Sono diversi i passaggi della dichiarazione finale in cui viene menzionata la sovranità popolare, a cominciare dal riscatto femminista, inserito in un ampio spettro di azioni a difesa della sostenibilità sociale ed ecologica, per un’Europa più equa, pacifica e solidale, anche sul versante della sicurezza ambientale ed alimentare.

Non c’è solo una visione euro-centrica all’interno della dichiarazione, tanto che l’indole internazionalista guarda ai conflitti che circondano il ‘vecchio continente’ e alla necessità di rilancio di politiche di pace e cooperazione internazionale verso paesi vicini, favorendo politiche di disarmo per una riallocazione delle risorse su spese sociali, per l’accoglienza, la tutela delle vittime di tratta e lo sviluppo eco-sostenibile anche oltre i confini spinati dell’UE.

Al centro del capitolo internazionale sono soprattutto le dinamiche perverse degli accordi con la Turchia, con le sue rinnovate mire imperialiste in Siria a danno delle popolazioni curde. Al tempo stesso non si dimenticano le lotte per l’autodeterminazione anche in America-Latina, dove si rilancia l’appello alla rimozione dell’embargo statunitense contro Cuba e al rispetto della volontà popolare verso paesi come la Bolivia.

La dichiarazione finale inoltre articola queste posizioni in una sorta di decalogo sintetico, utile allo sviluppo di un Piano d’Azione più circostanziato, che emerga appunto dalle conclusioni dei vari focus tematici organizzati e possa tradurre in proposte concrete le prospettive condivise.

Fra i punti salienti a proposito c’è quello sullo ‘spazio pubblico europeo’ strutturato su ideali politici e non su confini geografici; oppure sull’Europa solidale, che superi definitivamente l’austerità dello scorso decennio, così come lo smantellamento dello stato sociale, rimettendo al centro diritti e sovranità popolare appunto.

Il Forum si è inoltre interrogato anche sulle capacità di sostenere finanziariamente un simile piano d’azione, soprattutto mediante una stretta alle frodi fiscali, la regolamentazione dei mercati finanziari, oltre alla cancellazione dei paradisi fiscali, rifinanziando così la creazione di posti di lavoro stabili e la crescita del reddito, in un quadro più universalistico di misure di protezione sociale e di servizi pubblici.

La cura è inevitabilmente un altro punto importante del decalogo, con l’intento di rafforzare sistemi sanitari pubblici, peraltro combinandoli con un Piano Europeo di uguaglianza di genere.

L’implementazione di un Piano d’Azione Verde è affidata all’espansione delle aree protette e dei parchi naturali, da finanziare destinando almeno il 6% del PIL a misure di tutela della biodiversità.

Sul piano della riallocazione di risorse e priorità, anche il ripensamento delle spese militari e l’uscita dalla NATO restano argomenti di riferimento.

La polarizzazione della crisi sanitaria ha smascherato tutte le perversioni di un sistema capitalista iniquo e predatorio, rendendo più chiara la situazione, con l’onere per le forze politiche che maggiormente sentono la necessità di un’alternativa radicale, di progettarla e tracciarne un seguito concreto, uscendo così dalla rassegnazione e dall’inconsistenza di ‘un altro mondo possibile’.

(Dalla Newsletter di Transform Italia di mercoledi 1 dicembre 2021)

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