Pandemia, varianti a go-go, mezzo pianeta non ha accesso ai vaccini, l’Europa fa orecchie da mercante


“Wheelie and the chopper bunch” è un cartone animato stupendo, creato da Hanna e Barbera nel 1973, trasmesso per tutti gli anni ottanta. Wheelie è una piccola wolkswagen, vive in un mondo popolato unicamente da mezzi di trasporto e si esprime solo col suo clacson. La sua ragazza è una decappottabile di nome Rota Ree, e un gruppo di motociclette teppiste (capitanate dallo scorbutico Chopper) non perdono mai l’occasione per metterlo in difficoltà (senza averla mai vinta, ovviamente). Ad ogni fine puntata il piccolo triciclo della banda si rivolge a Chopper e dice timidamente: “Te l’avevo detto, te l’avevo detto”. Anche Vittorio Agnoletto l’aveva detto e ridetto, perfino in aramaico: “Liberalizziamo i brevetti sui vaccini anti-Covid”. Dal Sudafrica è arrivata la variante omicron. Patatrac. “Quanti morti e quante varianti ancora prima che l’Organizzazione mondiale del commercio decida sulla sospensione dei brevetti dei vaccini e di tutti i kit anti Covid?”, si chiede retoricamente il medico, coordinatore del Comitato italiano della campagna europea Right2cure – No Profit on Pandemic. La risposta resta nel vento gelido di dicembre, dopo l’annuncio di un rinvio ‘sine die’ della riunione interministeriale e del Consiglio generale del Wto, inizialmente prevista a Ginevra dal 30 novembre al 3 dicembre, che avrebbe dovuto sciogliere questo nodo cruciale. Buonanotte. La variante omicron va veloce, non ha i tempi bradipeschi – sempre ammesso che ci sia la volontà politica – della potentissima organizzazione mondiale del commercio. “Abbiamo già perso un anno prezioso a causa dell’opposizione di pochi Stati, compresi quelli della Ue. E la chiusura delle frontiere dopo la scoperta di omicron non giustifica certo questo rinvio: la decisione per la sospensione dei brevetti può essere assunta anche via web, così come avviene per innumerevoli altre decisioni”. Nine te da fare. Il re è nudo, e non è un bello spettacolo. I numeri ufficiali parlano di 5.210.000 morti di Covid e 262 milioni di contagiati nel mondo. Cui vanno aggiunti quelli di cui si sa poco o nulla, o magari si sa qualcosa, ma meglio evitare troppe notizie ‘negative’. Ci sono intere macro aree continentali, in Africa, dove i vaccini non sono mai arrivati. Non bastano certo le ripetute promesse di donazioni di vaccini, l’ultima in ordine di tempo dopo l’incontro tra i ministri della Sanità del G7. Occorrono 11 miliardi di dosi per vaccinare il 65% di popolazione non ancora vaccinata. “Non è con i pannicelli caldi delle donazioni che risolveremo il problema”, si legge nel comunicato diramato dal Comitato italiano di  No Profit on Pandemic  “ma facendo produrre i vaccini in tutte le aziende, a livello planetario, che ne abbiano le tecnologie per coprire il fabbisogno mondiale. Di fatto l’annullamento della riunione del Wto ha salvato la faccia alla Ue e allo stesso governo italiano ma adesso non c’è più tempo da perdere, restando in attesa della prossima variante. Chiediamo al governo italiano di assumere ufficialmente e pubblicamente posizione in favore della sospensione dei brevetti”. Una richiesta sostenuta da una una mobilitazione su scala europea, a Ginevra, Bruxelles, Parigi, Vienna, Madrid, Roma, Milano, Udine e Reggio Calabria, con la raccolta delle firme per la sospensione dei brevetti e con la prosecuzione dell’iniziativa ‘Luci per la vita’, foto sul web di volti illuminati da candele, a cui partecipano testimonial come Silvio Garattini, don Luigi Ciotti, Moni Ovadia. Sul tema hanno lanciato appelli anche Papa Francesco, oltre cento Premi Nobel ed ex capi di Stato, e centinaia di ong di tutto il mondo. 

Un passo indietro. Dodici mesi fa India e Sudafrica avevano presentato la proposta di una moratoria temporanea di tre anni sui brevetti relativamente ai vaccini, ai kit diagnostici e la richiesta di socializzazione del know how. In particolare i due Paesi avevano chiesto un “fast track”, cioè di discutere immediatamente la proposta nell’Interministeriale del Wto. Richiesta che incontrò la netta opposizione di Ue, Usa, Gran Bretagna, Australia, Giappone, Svizzera, Brasile e Singapore. Un anno dopo, Stati Uniti, Australia e Giappone hanno cambiato idea, e anche Russia e Cina hanno dato il via libera alla moratoria sui vaccini. L’ostacolo oggi è rappresentato da inglesi, svizzeri e dall’Unione europea. Per quest’ultima pesa la posizione contraria espressa dalla Commissione, in particolare dai governi di Germania, Italia e Francia. “Non penso di dire nulla di nuovo – sottolinea Agnoletto – spiegando che sono in campo interessi economici, commerciali e finanziari enormi, e che la Commissione europea e i nostri governi sono totalmente appiattiti sulla posizione e sugli interessi di Big Pharma”. I vaccini servono a fermare le varianti. “La nostra campagna è basata sul concetto di giustizia ed uguaglianza, su principi etici e morali perché tutti hanno diritto a potersi curare. Ma anche chi non fosse d’accordo dovrebbe firmare la nostra petizione e partecipare alla nostra campagna in nome di quello che Silvio Garattini ha definito un ‘sano egoismo’”. Se il virus continuerà a circolare e replicarsi, si svilupperanno varianti maggiormente aggressive che, attraverso i meccanismi della globalizzazione, arriveranno in tutto il pianeta. Secondo gli ultimi dati disponibili, appena il 54% della popolazione mondiale ha ricevuto almeno una dose di vaccino. Ciò significa che il 46% non vi ha ancora avuto accesso, con situazioni drammatiche registrate nel continente africano, dove in alcuni Paesi appena il 3% della popolazione risulta vaccinata. Ue, se ci sei batti un colpo.

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